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02 Mag 2012

CercasiManiNoceraCercasi mani piccole e abili
La migrazione turca in Germania occidentale in una prospettiva di genere. 1961-1984

di Lea Nocera

Editore: ISIS Istanbul, 2012
ISBN 978-975-428-454-6
pp. 276

Dall’introduzione
Il giorno 25 marzo del 1969, sulla prima pagina del quotidiano turco Hürriyet compariva un articolo che riportava la vicenda di un giovane uomo turco di 23 anni, Fevzi Satan, che aveva presentato un esposto al ministero degli Esteri perché la moglie, partita sette mesi prima per la Germania occidentale, non dava da tempo sue notizie, non mandava soldi, né tanto meno, come promesso, aveva avviato le pratiche per un ricongiungimento.


Nell’articolo, il giovane dichiarava: «Mia moglie Yıldız Satan, lavora per la Siemens in Germania. Non ho sue notizie da tre mesi. Mi occupo io di nostro figlio che ha un anno ed è rimasto con me, gli cambio io i pannolini. Mia moglie, prima di partire per la Germania, promise che mi avrebbe spedito dei soldi. Ma è partita e da allora non mi ha mandato un centesimo, né un qualsivoglia aiuto, non una lettera… Sono preoccupato per la sua vita. Vi prego di avvisarla in nome del nostro bambino».2 Il breve articolo era corredato di una piccola fotografia che ritrae una bella e giovane coppia in una posa seria ma che ricorda vagamente i divi del cinema. Ciò che faceva notizia, e che aveva suscitato già lo sconcerto del giovane uomo in questione, era che una donna emigrata non inviasse danaro, né tanto meno notizie, al marito rimasto in Turchia insieme al figlio ancora piccolo. Meno sorprendente, allora, era che una donna fosse partita da sola per lavorare come operaia in una grande fabbrica della Germania occidentale. Yıldız Satan, nel 1969, era, infatti, solo una delle oltre ventimila donne ad aver lasciato il proprio paese dopo aver ottenuto un contratto di operaia presso il centro direclutamento tedesco di Istanbul.
Prima di lei, dai primi anni Sessanta neerano partite molte altre. In quegli anni le maggiori industrie tedesche occidentali cercavano soprattutto in Turchia giovani operaie che con le loro mani piccole e agili potessero sistemare e assemblare minuscoli componenti elettronici, o intrecciare cavi, applicare lampadine, saldare insieme le parti meno visibili di quegli elettrodomestici che in quel periodo stavano invadendo la vita quotidiana in Europa e riempiendo i sogni di modernità e cambiamento delle giovani generazioni. Migliaia di donne turche partirono nella prima fase della migrazione, tra il 1961 e il 1973, per le città e i principali poli industriali tedeschi, in molti casi da sole, precedendo i propri mariti. In altri, dopo aver ottenuto il ricongiungimento familiare, furono inserite rapidamente nel mercato del lavoro e poterono in tal modo prendere parte direttamente, sin da subito, al progetto economico che aveva motivato la loro partenza.
Il contributo e la partecipazione femminile al fenomeno migratorio turco per lungo tempo non sono stati, tuttavia, oggetto di attenzione da parte della ricerca storico-sociale. Ciononostante, a partire dagli anni Ottanta, e soprattutto nell’ambito delle scienze sociali, in campo socio-pedagogico, si è sviluppato un discorso sulle donne turche, basato su una rappresentazione stereotipata della femminilità, che proponeva l’immagine della migrante turca come di una donna vittima di un sistema patriarcale dai tratti profondamente arcaici e religiosi.3 La donna turca in Germania appariva come il classico esempio della cosiddetta ‘femminilità orientale’, di una femminilità che si produceva all’interno di un sistema di valori dettati dalla religione islamica ed era diretta espressione di una condizione di subalternità e oppressione maschile.4 Manifestazioni evidenti di tale posizione della donna erano riscontrabili nel controllo sociale esercitato all’interno della famiglia dai componenti maschili, dall’importanza attribuita al concetto di onore e da pratiche sociali quali i matrimoni combinati. In tal modo, da un lato le migranti turche erano private completamente del proprio passato — nel quale, ad esempio, avevano potuto decidere autonomamente di partire — e dell’esperienza soggettiva della migrazione; dall’altro erano inserite in uno schema descrittivo dai contorni rigidi e immobili.



INDICE
Introduzione
  1. La prospettiva della migrazione. Migrazione turca, Europa e modernità Sogni oltreconfine — Una migrazione d’élite? Caratteristiche sociali e regionali dei lavoratori migranti turchi — Traiettorie: genere e generazioni della migrazione turca — Non solo per soldi…Il fascino dell’Europa: le motivazioni alla base delle prime partenze — Tra aspettative e realtà: i primi arrivi e l’impatto con la società tedesca — La prima fase della migrazione nella stampa turca — «L’onore del paese»: la migrazione femminile nella stampa turca.
  2. Mercato del lavoro e migrazione femminile. 1961-1973 Primo passo verso l’Europa: gli uffici di reclutamento — «Chi può partire?». Procedure di selezione — L’industria tedesca cerca operaie: la domanda e la selezione di manodopera femminile — Il reclutamento delle donne — Donne sposate e coppie — Altri canali di assunzione — Migrazione femminile e maternità — I casi di rimpatrio obbligato: gravidanza e nostalgia — I ricongiungimenti familiari da parte delle mogli
  3. Partenze. Procedure di selezione e strategie individuali Tophane: la visita medica e i controlli di idoneità — Europa-Express. Il viaggio — Intermezzo: il boom della migrazione femminile. 1966-1967 — Abitare a Berlino Ovest: l’esperienza della residenza comune (heim) — Dall’«haym» alla ricerca della casa — Il tempo libero e i consumi — Gastarbeiterredaktion: migrazione, cultura e comunicazione di massa.
  4. Da Gastarbeiter a minoranza. Migrazione, politiche sociali e blocco delle assunzioni. 1969-1973 La prospettiva del ritorno — «Wir sind kein Einwanderungsland». Il governo tedesco e politiche d’immigrazione — Tra promesse e rimesse. Le politiche sociali turche nei confronti degli emigranti in Germania — A ciascuno il suo. L’assistenza tedesca ai lavoratori stranieri — Assistenza sociale, migrazione e genere — Dalla catena di montaggio agli sportelli di assistenza. Profilo degli operatori sociali turchi della Türk-Danış — 23 novembre 1973: «Anwerbestopp». Il blocco delle assunzioni e le conseguenze sulla migrazione turca.
  5. Continuità e fratture. Dal blocco delle assunzioni all’integrazione Anwerbestopp, un «boomerang della politica di immigrazione» — Le reazioni all’Anwerbestopp in Turchia — Kofferkinder: arrivano i figli. Migrazione e relazioni intergenerazionali — L’istruzione è primaria: educazione scolastica e giovani turchi — L’associazionismo politico turco. Il caso dell’organizzazione HDB — «La tradizione di domani». Produzione culturale e migrazione
  6. Generazioni, genere, migrazione. 1973-1984 Famiglia e migrazione — Le associazioni femminili — L’esperienza di TIO, associazione per donne dalla Turchia — Le ragazze turche viste dagli operatori sociali: opinioni a confronto — Matrimoni combinati: conflitto generazionale e conflitto culturale — 1984. Una legge per il ritorno.

Fonti
Bibliografia
Ringraziamenti

 

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