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01 Ago 2012

MnmosyneAnna Bellavitis Insegnare la storia delle donne nelle scuole francesi"Genesis. Rivista della Società Italiana delle Storiche", X/2, 2011, p. 203-206

La place des femmes dans l’histoire. Une histoire mixte, a cura di Mnémosyne, Association pour le développement de l’histoire des femmes et du genre, coordinazione Geneviève Dermenjian, Irène Jami, Annie Rouquier, Françoise Thébaud, Parigi, Belin, 2010.

L’associazione Mnémosyne, equivalente francese della SIS, si è data un obiettivo assai ambizioso e ha lanciato al mondo editoriale una sfida non da poco: scrivere un manuale di storia “dalla parte delle donne” rivolto agli/alle insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori, per fornir loro degli strumenti didattici utili all’insegnamento di una “storia mista”.

La casa editrice Belin ha accettato la proposta e la regione Île-de-France ha contribuito acquistando i volumi per i/le docenti degli istituti scolastici della regione. Questo volume, frutto del lavoro collettivo di un nutrito gruppo di storiche - e anche di qualche storico - rappresenta una novità interessante nel panorama dell’editoria scolastica ed è per questa ragione che abbiamo scelto di presentarlo alle lettrici di Genesis. Michelle Perrot, nella prefazione al volume, insiste sulle potenzialità innovative del volume: “Scrivere la storia delle donne? Ormai, tutti, o quasi, sono d’accordo (…) Ma, insegnarla? È un’altra cosa. All’università (…) resta marginale e lo è ancor di più nelle scuole e nei licei, luoghi di trasmissione del sapere e di formazione delle identità. Nonostante dei ritocchi e delle aggiunte non indifferenti, risultato di ripetuti sforzi, i manuali continuano a dare una visione virile della storia – spacciandola per universale – in cui i soli protagonisti, piccoli o grandi, sono gli uomini”. Eppure, come precisano nell’introduzione le coordinatrici dell’opera, citando il bollettino ufficiale del Ministero dell’istruzione, il programma di storia “situa chiaramente al centro delle problematiche le donne e gli uomini che costituiscono le società e vi agiscono. La libera scelta tra diversi studi deve in particolare permettere di mostrare il ruolo delle donne nella storia delle società”. Questo volume è dunque presentato come “la prima tappa” di un percorso che deve condurre a “modificare lo sguardo” sulla storia per poter arrivare a riscrivere i manuali rivolti agli alunni e alle alunne al fine di trasmettere e studiare una “storia mista”. Si tratta di scardinare alcuni presupposti che i libri di storia danno generalmente per scontati, cominciando dalla separazione dello spazio, tra un “pubblico” maschile e un “privato” femminile e introducendo la nozione di “storicità del privato”, interrogandosi sulla “costruzione della virilità” come anche sulla periodizzazione in storia. Si tratta di trasmettere un sapere che assolva veramente alla sua funzione di preparare i/le giovani ad una vita adulta di cittadini/e, proponendo loro dei percorsi e dei modelli nei quali possano identificarsi. Il volume è organizzato in capitoli tematici e cronologici, che rispettano le direttive del Ministero relative ai programmi scolastici. Le informazioni scientifiche sono fornite da un testo, che gli/le insegnanti possono riutilizzare del tutto o in parte, e sono completate da insiemi di documenti, che possono essere studiati in maniera più o meno approfondita. Per ognuno di questi insiemi, vi sono due gruppi di domande, uno rivolto agli alunni e alle alunne delle elementari e l’altro a quelli/e delle scuole medie e superiori.  La maggior parte dei capitoli sono intesi come “capitoli di complemento”, che forniscono, su un determinato periodo o fenomeno storico, le informazioni disponibili sulle donne a partire dalla letteratura scientifica più recente; alcuni sono invece da considerarsi dei capitoli “di sostituzione”, ovvero potenzialmente in grado di sostituire in toto le narrazioni esistenti.

Il volume è strutturato in cinque parti, le prime due coprono l’epoca antica, medievale e moderna, sino a metà Ottocento (da p. 13 a p. 178), le altre tre arrivano sino ai giorni nostri (da p. 179 a p. 410), un’organizzazione che rispecchia lo spazio preponderante che ha l’epoca contemporanea nell’insegnamento della storia nelle scuole francesi. L’obiettivo di fornire alle bambine e alle ragazze dei modelli positivi e forti è evidente sin dal primo capitolo, in cui vengono presentate le divinità maschili e femminili nell’induismo, nella mitologia egiziana e nell’epopea omerica. Negli esercizi proposti, la descrizione della reazione di Achille alla morte di Patroclo nell’Iliade serve a trasmettere il messaggio che “l’espressione del dolore è sia maschile che femminile” . I capitoli su Atene nel V secolo e su Roma repubblicana e imperiale insistono sulla separazione della sfera pubblica, monopolio maschile, dalla sfera privata, in cui però le donne svolgono un ruolo riconosciuto dalla società. La polis ateniese è descritta come un “club di uomini”, in cui tuttavia le donne sono “integrate alla comunità civile” soprattutto dopo la legge di Pericle sulla cittadinanza. I capitoli sulla Bibbia insistono sulla rappresentazione della sessualità legittima e procreatrice, sulle norme ebraiche relative al matrimonio e sull’esaltazione della fecondità femminile e descrivono delle figure di donne forti, come Giuditta, Rebecca o Sara. In questa prima parte, un capitolo, dedicato a “Altri mondi”, contrappone la sottomissione femminile nella Cina degli Han all’esaltazione del ruolo materno, dal punto di vista simbolico, ma anche politico,  nel Mali medievale. I capitoli sull’Islam si concludono con una serie di esercizi che spiegano come il velo – questione sempre attuale e controversa nella scuola francese – non sia un obbligo secondo il Corano, ma divenga progressivamente un segno di distinzione sociale nella società musulmana. Il capitolo sull’Occidente medievale si conclude con un’esercitazione su Giovanna d’Arco. Il primo capitolo della seconda sezione del volume:”Donne e uomini nei tempi moderni e in rivoluzione” si intitola “Ci fu un Rinascimento per le donne?”. Vi sono descritte figure di donne di cultura, come Christine de Pizan, Margherita di Navarra o Cassandra Fedele e di potere, come Caterina de’ Medici o Elisabetta d’Inghilterra. Il capitolo tratta inoltre del problema dell’istruzione femminile nell’Umanesimo, del ruolo delle donne nelle Riforme religiose e si conclude sulle artiste e le poetesse, come Louise Labé, Vittoria Colonna o Sofonisba Anguissola. Il capitolo successivo, sintetizzando la ricca messe di studi degli ultimi decenni sulla società di Antico Regime, spazia dalla storia del matrimonio, del parto e dell’allattamento al ruolo delle reggenti nella monarchia francese. Il capitolo sull’Illuminismo mette invece in luce le contraddizioni insite in una filosofia emancipatrice che però relega le donne in una naturalità inferiore ed esclusa dal divenire storico. Paradossalmente, questa visione diventa “potenzialmente emancipatrice”  poiché l’insistenza sulla differenza sessuale permette alle donne di identificarsi in una “classe sessuale” e di esprimere autonomamente delle rivendicazioni “di sole donne”. D’altra parte, il Settecento è anche il secolo dei salotti in cui si esprime una nuova intellettualità femminile, la cui rappresentante più significativa è in Francia Emilie du Châtelet, autrice di trattati scientifici e filosofici e di una traduzione, abbondantemente commentata, dei Principiamathematica di Isaac Newton. Gli ultimi capitoli sull’epoca moderna sono dedicati ai diversi destini delle donne e degli uomini nelle piantagioni schiaviste e al ruolo delle donne nella Rivoluzione francese. Il grande fermento rivoluzionario, le aspettative e le elaborazioni politiche, da Mary Wollstonecraft a Olympe de Gouges, si infrangono contro “il nuovo ordine dei sessi” del Codice civile Napoleonico e l’ultimo capitolo si chiude con un’esercitazione dal titolo: “Da criminali a vittime”, ovvero: “Come l’iconografia diffonde un eroismo reazionario al femminile?”, incentrata sui personaggi di Carlotta Corday e Maria Antonietta.

Nella terza sezione: “Donne e uomini nell’epoca industriale” sono approfonditi i problemi sollevati dall’industrializzazione, dallo sviluppo scientifico e tecnologico e dalla colonizzazione ottocentesca. Questa parte si conclude con due capitoli sui rivolgimenti politici e sociali della Francia del ’48 e della Comune di Parigi. Le due ultime sezioni del volume: “Donne e uomini nelle guerre, nelle democrazie e nei totalitarismi (1914-1945)” e “Donne e uomini nel mondo dal 1945 ai giorni nostri”  analizzano i ruoli maschili e femminili nei grandi rivolgimenti dell’epoca contemporanea, dalle guerre alla decolonizzazione, dai movimenti giovanili alla costruzione europea. Gli ultimi due capitoli del libro si concentrano sulla Francia del dopoguerra. La distinzione tra capitoli “di complemento” e capitoli “di sostituzione” è certo intuitiva e lasciata alla discrezione di chi utilizzerà il manuale. Sarebbe però stato utile identificarli in qualche modo. Il capitolo 23, “Il radicamento di una nuova cultura politica in Francia” si presenta esplicitamente come capitolo “misto”, in cui la narrazione delle crisi politiche che accompagnano l’instaurazione del nuovo ordine repubblicano è sostituita dall’analisi dei simboli –femminili - in cui si incarna la Repubblica, e che appaiono contraddittori rispetto al reale ruolo che le istituzioni concedono alle donne. Le leggi di Jules Ferry che fondano il sistema scolastico, laico e pubblico, aperto a maschi e femmine, sono il simbolo dei paradossi e delle contraddizioni del sistema. Il femminismo francese si delinea in qeust’epoca, nelle sue declinazioni cristiane, borghesi ma anche radicali. Marguerite Durand fonda nel 1903 il giornale La Fronde, diretto, amministrato, scritto da donne, e che sostiene tutte le lotte delle donne, dal suffragismo all’accesso alle professioni. Il capitolo si propone dunque come l’analisi di un periodo storico particolarmente significativo per la storia delle lotte femministe. Un’analisi a tutto tondo, ma in cui, rinunciando alla lunga enumerazione delle crisi politiche, le autrici hanno privilegiato l’analisi di genere – maschile – della Repubblica e insistito sulla complessità delle situazioni sociali e politiche che spingono le donne a partecipare alla cultura e ai dibattiti repubblicani. I capitoli sul Novecento sono l’occasione per mettere in rilievo le diverse esperienze di uomini e donne nelle guerre, nelle rivoluzioni e nei regimi totalitari. Vi è valorizzato il contributo delle donne alla Resistenza, ma anche le contraddittorie esperienze emancipazioniste dei totalitarismi. I capitoli conclusivi del volume propongono un’analisi dei “mutamenti culturali” (cap. 31) dal dopoguerra ai giorni nostri, dalla rivoluzione sessuale all’affermazione di una cultura femminista e di un’arte al femminile. In questi capitoli, appare molto evidente l’intento pedagogico dell’operazione, in particolare nelle analisi dei modelli estetici imposti alle ragazze dalla cultura di massa, in relazione ai problemi dell’immigrazione. “La povertà crea dei ghetti e il bisogno di punti di riferimento tende a suscitare un ripiegamento identitario. Per delle famiglie tradizionali del Sud, spesso musulmane, il fossato culturale resta profondo. A causa dell’esclusione, la volontà di affermazione identitaria si rafforza e si cristallizza sulle ragazze e sulle donne. […] Le difficoltà scolastiche che [i maschi] incontrano più spesso delle loro sorelle rafforza la volontà di quest’ultimi di conservare almeno il loro potere tradizionale. Quindi, le ragazze e le donne diventano il supporto principale dell’identità comunitaria e il loro “onore” la sola posta in gioco, più importante della loro vita stessa” (p. 350).

L’esperimento tentato dall’associazione Mnémosyne è nel complesso riuscito. Un alto livello di scientificità si coniuga con un vero sforzo di divulgazione e con espliciti intenti pedagogici e civili. Resta da auspicare che si possa arrivare alla tappa successiva, ovvero la pubblicazione di manuali di storia “mista”  destinati non solo alle/agli insegnanti, ma agli alunni e alle alunne delle scuole elementari, medie e superiori.

www.mnemosyne.asso.fr/

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